I DIPINTI

 

 

Ariano Irpino, Chiesa di Santo Stefano (demolita)

Martirio di Santo Stefano (1700)

Ambito napoletano
Olio su tela, 276×173

Probabilmente il Vitale, quando parla del quadro di Santo Stefano conservato nella omonima chiesa, si riferisce proprio a questo: Il maggiore di lei Altare è sotto l’invocazione del detto Santo (Stefano), di cui vi è il quadro di buon pennello. L’opera riprende dagli Atti degli apostoli la scena del martirio di Santo Stefano. Il Santo, rappresentato con la tunica ed il nimbo, è seduto a terra, con le mani rivolte verso il Cielo. È quasi impercettibile tra il popolo rabbioso e le tre figure seminude di tre soldati che gli scagliano addosso le pietre. Particolare è la rappresentazione del soldato al centro che ha un aspetto quasi demoniaco. In basso a destra un piccolo giovinetto, identificato con Saulo di tarso, reca i mantelli delle guardie. In contralto, a destra, seduto su nubi tempestose, Dio Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, sottoforma di colomba, osservano la lapidazione del Santo, che si consuma nella valle del Cedron, dinanzi alla città di Gerusalemme che appare sullo sfondo dell’opera. Le numerose ridipinture risultano piuttosto ingenue. Mentre, dove gli interventi sono stati meno invasivi, come nell’anatomia dei lapidatori, sembra scorgersi una discreta mano. L’autore segue l’influsso stilistico tardo-barocco soprattutto nella resa dei corpi dei soldati, nella concezione animata della composizione e nella resa dei panneggi. 

Iscrizioni, stemmi, punzoni: Iscrizioni, stemmi, punzoni: Stemma del Cardinale Marcello Passeri (1678-1741)