I DIPINTI

 

 

Ariano Irpino, Cattedrale

S. Maria del parto (seconda metà del XV secolo; Cornice XVII; angolari, coronamento e base
del XX secolo).

Ambito napoletano
Olio su tavola, staccato e riportato su tela;cornice, angolari e base in argento sbalzato e cesellato;
tela: 91x 36 cm; cornice 103 x 56 cm.; con base e coronamento 158 x 77 cm.

La Vergine del Parto è considerata la protettrice della Cappella del Tesoro (delle sacre Reliquie), perché durante un incendio, avvenuto il 24 febbraio 1590, tutta meno questa tavola che era stata posta sopra l’ingresso della Cappella del Tesoro, adiacente alla stessa sacrestia. In origine faceva parte di un trittico composto dalla Madonna del Parto, che è il pannello centrale, e dai pannelli laterali che raffiguravano nella parte interna S. Michele Arcangelo, a destra, e S. Ottone, a sinistra, mentre nella parte esterna erano raffigurati S. Geronimo e S. Elziario. I pannelli laterali andarono probabilmente distrutti nel corso dello stesso incendio del 1590. Il pannello centrale, che presenta i resti di bruciature, è organizzato in due parti: una superiore (la cimasa) che riproduce l’annunciazione della Vergine da parte dell’arcangelo Gabriele, e una inferiore che riproduce la Vergine Maria che seduta su un seggio maestoso contempla il Bambin Gesù adagiato sul suo grembo. Sul vertice del trono è riprodotta l’arme di un vescovo, probabilmente il committente dell’opera. Dal XVII secolo la tela è racchiusa da una cornice d’argento lavorata a sbalzo, a cui il vescovo Giuseppe Lojacono (1919-1939) fece aggiungere gli angolari, la base con i candelieri e il coronamento, il tutto in argento. Stilisticamente l’opera, di un autore d’ambito napoletano con una tendenza attardata, può essere datata alla seconda metà del XV secolo. Secondo la tradizione erudita il trittico venne commissionato dal vescovo Giacomo Porfida (1470-1480) per il suo ingresso in diocesi. Tuttavia lo stemma riprodotto, una corona e un fiore a cinque petali su di un campo sbarrato, non è quello del vescovo Porfida, noto dalla tradizione erudita e raffigurante un aquila che sovrasta i tre colli. Escludendo quindi il vescovo Porfida, il vescovo Orso de Leone (1449-1463), che aveva come stemma un leone rampante, e il vescovo Nicola Ippolito (1480-1481 e 1498-1511), il cui stemma è riprodotto sull’architrave degli ingressi laterali della facciata della Cattedrale, gli unici nomi possibili per individuare un possibile committente sono il poco noto Giacomo de Cavalina, vescovo di Ariano Irpino tra il 1463 e il 1470, già vescovo di Lacedonia dal 1452, spesso confuso con il successore Giacomo Porfida, oppure Paolo Bracchi, vescovo di Ariano Irpino tra il 1481 e il 1495, i cui stemmi non sono noti. 

Iscrizioni, stemmi, punzoni: dipinto sopra il trono della Vergine: stemma riproducente una corona, un fiore a cinque petali, sbarrato; Sulla base della cornice d’argento: VIRGINI DEIPARAE PERAMONTER/ JOSEPH LOJACONO EPISCOPUS/ MCMXXVII,